Amalfi e Pisa regine del Mediterraneo – II parte

di - del 6 Novembre 2014 © diritti riservati
Amalfi, Chiostro del Paradiso

Amalfi, Chiostro del Paradiso

Nel 1137 i Pisani fecero ritorno nel golfo di Napoli, questa volta con cento galee, sulle quali erano imbarcati molti soldati tedeschi. Di nuovo pensarono di prendere Amalfi di sorpresa, desiderosi di vendicate la sconfitta di Fratta.

Questa volta però la flotta amalfitana era presente in loco, per cui i Pisani optarono di attaccare la rivale via terra, lungo il lato nord-orientale. Così sbarcarono sulla spiaggia di Maiori, ma lì incontrarono una forte resistenza, organizzata con la partecipazione di molti combattenti e con l’impiego di macchine da getto. Le truppe pisane, superiori di numero, riuscirono comunque a superare questa barriera difensiva. Invasero quindi la vicina Minori e di lì presero Ravello, che rappresentava una città – fortezza posta a presidio di Amalfi. La saccheggiarono per tre giorni insieme alla confinante Scala, deportando sulle navi molti ostaggi. Amalfi e gli altri centri della costa si arresero e pagarono un forte tributo per non farsi distruggere.

Dopo alcuni giorni i Pisani, insieme ad 80 galee genovesi ed a molte navi amalfitane, passarono all’assedio di Salerno. Quando ormai erano padroni della città, decisero stranamente di accordarsi col re Ruggero, forse perché l’imperatore Lotario ed il pontefice non avevano tenuto fede ai patti in precedenza stabiliti, e lasciarono definitivamente il Meridione.
Gli attacchi pisani del 1135 e del 1137 fiaccarono almeno in parte le risorse economiche di Amalfi, che comunque potè in seguito gradualmente risollevarsi.
I problemi legati alle incursioni pisane durarono comunque almeno fino al 1195 come attesta un documento in cui i Ravellesi, per far fronte alle imposte arretrate, furono costretti a vendere l’argenteria delle loro chiese. La strenua difesa degli Amalfitani confermò la potenza della flotta militare, colta di sorpresa nel 1135, mentre nel 1137 i Pisani riuscirono a conquistare la città solo per la via terrestre.
Al tempo della dominazione normanno-sveva il commercio di Amalfi si era ristretto alla sola Italia meridionale, dove comunque erano ancora fiorenti le varie colonie, organizzate soprattutto dagli Scalesi e dai Ravellesi. Le famiglie aristocratiche dell’ex ducato marinaro assumevano in quell’epoca importanti incarichi nell’amministrazione del Regno, mentre la chiesa locale godeva di un notevole prestigio internazionale, grazie soprattutto all’opera di uno dei suoi principali esponenti, il cardinale Pietro Capuano, legato pontificio alla IV Crociata, di cui torneremo ad occuparci prossimamente. Il nobile prelato, braccio destro del pontefice Innocenzo III, ricevette vari incarichi diplomatici dalla Santa Sede.
Il territorio amalfitano fu sottoposto in quell’epoca al particolarismo normanno, che favorì l’ascesa di nuovi centri emergenti, quali Scala e Ravello, le cui aristocrazie entrarono in concorrenza con quella tradizionale amalfitano – atranese.

Nel corso del XIII secolo la storia di Amalfi fu caratterizzata dai due esponenti della chiesa locale, che contribuirono in particolar modo al progresso civile, sociale, economico e culturale del ducato: nella prima parte del secolo emerge appunto la figura di Pietro Capuano, mentre, quando ormai il Ducato era passato già sotto il dominio angioino, un altro esponente ecclesiastico locale, l’arcivescovo Filippo Augustariccio, contribuì notevolmente al progresso artistico ed architettonico della città, favorendo la realizzazione del Chiostro Paradiso e il completamento del campanile della Cattedrale.

In quel secolo particolarmente proficuo per la società amalfitana si ebbero alcune importanti innovazioni nei settori marittimo, economico e giuridico. In primo luogo, tra la fine del XII e i primi anni del XIII secolo, i marinari amalfitani introdussero nella navigazione l’uso della bussola, di cui perfezionarono le caratteristiche tecniche. Inoltre, già dagli anni ’30 del 1200 gli Amalfitani conoscevano le tecniche per la produzione della carta, apprese dal mondo arabo.
Nel 1274, infine, il giudice Giovanni Augustariccio fissava per iscritto le Consuetudines Civitatis Amalfie.

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Il Centro di Cultura e Storia Amalfitana, fu istituito ufficialmente il 4 maggio 1975 rispondendo alla avvertita esigenza di dotare la prima Repubblica Marinara d'Italia di un Centro culturale che, oltre a promuovere gli studi, raccogliere e diffondere in Italia e all'estero ogni tipo di documentazione sulle Repubbliche Marinare antica e moderna. L'idea di una collaborazione con la redazione nasce dall'avvertita esigenza di valorizzazione e promozione culturale nel territorio, attraverso una rassegna che trae fonte da documentazione bibliotecaria, archivistica e dei beni culturali permanente e pubblicamente fruibile del Centro.

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