Chiostro del Paradiso

Chiostro-AmalfiFatto costruire nel 1268 dall’arcivescovo Filippo Augustariccio, rappresentò a lungo il cimitero della nobiltà amalfitana. Col termine “paradiso” si indicava infatti nel Medioevo un luogo di sepoltura collegato ad una chiesa importante e circondato da un portico.

Il complesso architettonico, uno dei principali esempi del romanico amalfitano è costituito da un quadriportico coperto con volte a crociera e presenta lungo le pareti esterne archi intrecciati di stile moresco, che scaricano su coppie di colonnine marmoree con capitelli a stampella. Lungo la parete sud, a destra dell’ingresso, la Cappella della Crocifissione, la più notevole delle sei cappelline affrescate realizzate nel chiostro dalle famiglie aristocratiche amalfitane tra la fine del XIII e l’inizio del XIV se., il suo spazio interno è scandito da due archetti a sesto ribassato che scaricano su di una colonnina scanalata con capitello tardo antico.

L’affresco, di scuola giottesca, attualizza l’episodio della Crocifissione raffigurando i soldati in armature angioine. Nei due gruppi in primo piano, la Vergine Addolorata sostenuta dalle pie donne, e la Maddalena con S. Giovanni avvinti alla Croce. I numerosi incappucciati appartengono probabilmente alla congregazione del committente. In alto, Cristo fra i due ladroni. Uno degli angeli sospesi sulle croci sorregge un neonato a simboleggiare il trapasso dell’anima del ladrone. Strati sovrastanti mostrano inoltre resti di affreschi attribuibili al Cinque-Seicento.

Chiostro AmalfiDavanti alla cappella, un pluteo marmoreo avente da un lato un partito a tre funi intrecciate croci e ruote formanti nodi d’amore (motivi bizantini dell’VIII sec.), e dall’altro un bassorilievo del XVI sec. (Madonna con Bambino fra i SS. Andrea e Giovanni Battista). Sulla parete est, bassorilievo marmoreo con Madonna della Neve, dal pregevole panneggio delle figure; realizzato nella seconda metà del XV sec., è stato attribuito sia a Francesco Laurana che alla scuola di Domenico Gaggini.

Fra i numerosi capitelli, urne, sarcofagi e rocchi di colonne di età classica, i frammenti di mosaici medievali che facevano parte dell’ambone della cattedrale, fra le diverse lapidi e sculture rinascimentali e moderne, spicca lungo la parete nord, davanti ad una nicchia archiacuta, un sarcofago di finissima esecuzione e vivace forza espressiva. Di origine greca, forse proveniente da Paestum, è databile al IV sec. a. C. e mostra sul fronte il ratto di Proserpina.

Parte degli oggetti d’arte qui descritti, sono statibtrasferiti nell’attigua Basilica del Crocifisso ove è stato istituito il Museo Diocesano d’Arte Sacra.

Al di sopra dell’ala est del Chiostro Paradiso sorge il Palazzo Arcivescovile.

 

 

(testi del Centro di Cultura e Storia Amalfitana – diritti riservati)