Amalfi e Pisa regine del Mediterraneo – I parte

di - del 27 Ottobre 2014 © diritti riservati
Mahdia assediata. Illustrazione dal Civitates Orbis Terrarum vol. II

Mahdia assediata. Illustrazione dal Civitates Orbis Terrarum vol. II

La conquista normanna del ducato di Amalfi, definitivamente sancita nel 1131 con la nascita del Regno di Sicilia, limitò considerevolmente la tradizionale politica mediterranea degli Amalfitani, che videro gradualmente scemare la loro influenza a Bisanzio a tutto vantaggio della città di Venezia.

Oltre a ciò, il ripetuto assalto dei Pisani nel 1135 e nel 1137 ne fiaccò sensibilmente le potenzialità mercantili già compromesse dalla mutata situazione politica nel Mediterraneo, dove cominciavano ad affermarsi le rivali Pisa e Genova.
Non sempre i rapporti con i Pisani furono conflittuali: gli Amalfitani collaborarono, con la flotta guidata da Pantaleone de Comite Maurone, alla conquista di Al-Mahdia e nel 1112 si fecero garanti presso le autorità bizantine per favorire la costituzione sul Corno d’oro di Costantinopoli, accanto al loro quartiere, della colonia pisana.

L’impegno amalfitano trova la spiegazione nell’astuto progetto di contrapposizione ai Veneziani, ai quali i mercanti di Amalfi erano tenuti a versare i tributi dopo il passaggio della stessa nella sfera politica normanna, degli intraprendenti novi mercatores della città dell’Arno.
Inoltre, nel 1126, fu stipulato un patto di alleanza e collaborazione commerciale tra gli Amalfitani ed i Pisani, realizzato su di un piano di perfetta parità giuridica. In tal modo Amalfi sperava di assicurarsi un sostegno sicuro allo scopo di liberarsi definitivamente dal minaccioso giogo normanno. Purtroppo l’astuto e repentino attacco sferrato da Ruggero II, favorito dalla presenza di un partito filo-normanno ad Amalfi, trasferì per sempre, come abbiamo visto, il ducato marinaro sotto il dominio del nascente Regno di Sicilia.

Negli anni ’30 del XII secolo i rapporti tra Amalfi e Pisa mutarono drasticamente: nel 1135 una flotta di 46 galee pisane giunse nel golfo di Napoli, allo scopo di difendere il ducato partenopeo dall’assedio normanno. La missione dei Pisani rientrava nel più ampio piano politico di destabilizzazione dell’enorme potere acquisito dai Normanni: l’imperatore germanico, il papa, i Napoletani ed i tanti rivali di Ruggero II non vedevano di buon occhio tanto potere accumulato da un unico sovrano.
Tale missione ovviamente non fu indolore per le casse del ducato napoletano: i Pisani pretesero, per i loro servigi, ben tremila libbra d’argento, costringendo i partenopei a sacrificare l’argenteria delle loro chiese.

La flotta pisana, venuta a conoscenza che gran parte dei combattenti amalfitani era impegnata al seguito del re ad Aversa, all’alba del 6 agosto del 1135 si presentò all’orizzonte della città.
Alcune navi amalfitane, all’ancora nel porto, credendo che i Pisani puntassero su Salerno, partirono alla volta della vicina città: le galee rivali, però, virarono improvvisamente ed attaccarono Amalfi, incendiando sette galee, due navi di appoggio e numerose imbarcazioni mercantili che si trovavano in quel momento in rada. Presero così la città senza incontrare alcuna resistenza, vista anche la fuga della popolazione sui vicini monti.

Tutto fu messo a ferro e a fuoco ed il ricco bottino caricato sulle navi: molto probabilmente tra la refurtiva vi erano anche le Pandette del Codice di Giustiniano, ora conservate a Firenze.
Le truppe pisane non si fermarono qui: conquistarono i castelli di Pogerola e di Scalella, piombarono sulla vicina Atrani e la saccheggiarono, distruggendo anche il castello di Sopramonte, collocato al di sotto del contrafforte Cimbrone di Ravello. Poi invasero le due ricche città di Scala e di Ravello, ma incontrarono una forte ed accanita resistenza presso la fortificazione ravellese di Fratta.
Nel frattempo la notizia dell’attacco contro Amalfi era giunta ad Aversa: re Ruggero, alla testa di 7.000 uomini, prese di sorpresa i Pisani, che furono costretti ad imbarcarsi frettolosamente sulle loro galee le quali, benché inseguite dalla flotta siculo-amalfitana, riuscirono a rifugiarsi a Napoli.
I Pisani, comunque, lasciarono sul campo ben 1.500 uomini tra morti e prigioneri (continua).

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