Simbologia della porta di bronzo del Duomo di Amalfi, Porta della Misericordia del Giubileo

di - del 10 Marzo 2016 © diritti riservati

 

     In questo Anno Santo Papa Francesco ha voluto in ogni Diocesi Porte della Misericordia. Chiunque le oltrepasserà potrà sperimentare l’amore di Dio che consola, perdona e dona speranza.

    Come in tutte le Cattedrali del mondo anche ad Amalfi è la porta principale del tempio ad rivestire questo significato.

      La monumentale porta di bronzo del duomo è di manifattura bizantina, la più antica di questo genere in Italia. Fu commissionata verso il 1060 a Costantinopoli dal ricco mecenate amalfitano Pantaleone de Comite Maurone, come si desume dal’iscrizione presente su una delle croci: HOC OPVS FIERI IVSSIT PRO REDEMPTIONE ANIME SVE PANTA(LEO) FILIVS MAVRI DE PANTA(LEONE)  DE MAVRO DE MAVRONE COMITE (vedi foto sotto). L’autore fu un certo Simeone di Siria. Secondo Matteo Camera il suo nome si poteva leggere su un’altra croce oggi andata perduta. Certamente è anteriore al 1065 quando l’abate di Montecassino Desiderio  si recò ad Amalfi per acquistare doni da offrire all’imperatore Enrico IV. Ammirò tanto la porta  da commissionarne subito una per il proprio monastero.

Nel 1908 furono integrate le parti mancanti e sostituiti i retrostanti supporti lignei. In questa antica foto, anteriore al restauro, si può constatare come si presentava l’opera. Nei pannelli in basso mancavano diverse croci, altre erano ridotte in frammenti. La data precisa di rifacimento è stata scoperta su uno dei battenti in legno in occasione  dell’ultimo restauro conservativo negli anni Ottanta.

     Da un interessante studio di Francesco Gandolfo apprendiamo caratteristiche e simbologia del portale.

Gli stipiti di marmo sono di scultori formatisi in ambiente abruzzese e furono eseguiti oltre un secolo dopo la porta, probabilmente sotto Dionisio arcivescovo di Amalfi dal 1174 o 1176 al 1202. Gli autori sarebbero diversi poiché si riscontrano differenze tra i due stipiti: scolpito con cura meticolosa, con andamento regolare del tralcio e dei fioroni quello di destra, più animato e mosso quello di sinistra.
Essi rappresentano il mondo profano. Dalle fauci di un leone alla base degli stipiti esce un tralcio. A destra una figura maschile strangola il leone che a sua volta tiene una preda tra gli artigli raffigurando una catena di incertezze in cui si è insieme prede e predatori, mentre, poco sopra, la figura del centauro ricorda la facilità con cui l’uomo si confonde con la bestia. Inoltre un uomo nudo che suona il corno ricorda la fisicità bestiale della caccia che trascina nello stesso livello cacciato e cacciatore.
Tutti simboli della precarietà e del poco valore della vita fuori dalla Chiesa, valore e senso che si acquistano entrando nel tempio.
La porta dunque ha la funzione simbolica di accesso al Paradiso e attraverso di essa è la cattedrale nel suo insieme ad avere il medesimo significato. In quest’ottica vanno interpretate le figure sulla porta. Nei pannelli centrali vi sono in alto Cristo e la Vergine e sotto San Pietro e Sant’Andrea.
Grazie alle preghiere rivolte al santo locale e a san Pietro, simbolo della Chiesa, e con l’intercessione della Vergine, il fedele viene  accolto nella dimensione salvifica del cospetto del Cristo.
Questa dimensione spirituale è resa ancora più evidente dalla raffigurazione dei Santi in cui ciò che più colpisce è l’allungamento ascetico dei corpi reso più intenso dalla lucentezza dell’argento dei volti esageratamente piccoli eppure vibranti di una carica interiore che li fa apparire di un altro mondo. Fu questa capacità di dare corpo, oltre che anima, al soprannaturale che colpì gli occidentali e fu la base della fortuna dell’arte bizantina in occidente.

Bibliografia: Francesco Gandolfo, La cattedrale di Amalfi, in AA. VV., Amalfi, Franco Maria Ricci Editore, Milano 1992.

 

 

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