Santa Maria delle Grazie di Casa Milano e Madonna della Neve

di - del 31 Maggio 2014 © diritti riservati

Madonna Grazie Amalfi

La chiesa occupa il sito dell’antico tempio dedicato ai Santi Apostoli Simone e Giuda, documentato dal 1161. Di patronato della nobile famiglia Del Giudice, era una delle nove chiese parrocchiali della città a dover allestire l’albero nella vigilia della festa della traslazione del Corpo di sant’Andrea Apostolo, l’8 maggio.

Nel XVI secolo è indicata come san Simonario e con tale nome la visitò l’arcivescovo Carlo Montilio nel 1571.

Vi erano tre altari, uno centrale e due laterali. Sopra l’altare centrale una piccola ancona raffigurava san Simonario. Inoltre si notavano tre colonne di marmo, dal lato sinistro un pulpito in muratura per la proclamazione del Vangelo e sotto la chiesa una cripta con un altare diruto. A causa di infiltrazioni d’acqua fu ordinato al rettore Giovanni Battista Del Giudice ed ai patroni della chiesa di rifare il tetto.

L’antica chiesa fu completamente demolita e ricostruita nel 1742 – 1743 ad iniziativa di don Gennaro Milano. Figlio di Filippo Milano, era fratello del celebre avvocato Antonio, barone di Mojo nel Cilento, ricordato anche da Matteo Camera nelle sue Memorie.

Don Gennaro Milano abitava in una “casa palaziata” a san Simone situata “sopra la chiesa della Madonna delle Grazie e SS. Simone e Giuda”, Questa si presentava “tutta rovinata e con evidente pericolo di cascare” perciò chiese all’arcivescovo Pietro Agostino Scorza la licenza di poter demolire le mura della chiesa e rifarla a sue proprie spese “per maggior servizio di Dio benedetto e commodo delle genti di sua casa”. L’arcivescovo incaricò il Primicerio del Capitolo Don Benedetto Gambardella e l’esperto mastro Felice di Stefano di verificare le condizioni della chiesa.

Felice di Stefano riferì che non effettuando i lavori, “facilmente la detta Chiesa ne può cascare”. Alla luce di tale relazione e del danno che poteva accadere l’arcivescovo concesse la licenza a don Gennaro Milano di poter riedificare a sue spese la chiesa senza pregiudizio per chi avesse vantato diritti sull’edificio sacro. La convenzione tra Don Gennaro Milano fu Filippo ed il Vicario Generale don Angelo Criscuolo fu rogata il 28 giugno 1742 dal notaio Giuseppe Casanova. Il primo assunse l’obbligo di riedificare la chiesa entro un anno secondo il disegno e coretto predisposto da mastro Felice di Stefano, altrimenti la Curia avrebbe potuto farla ricostruire da altri a spese però del Milano, il quale garantì con tutti suoi i beni mobili ed immobili.

La chiesa dunque fu nuovamente eretta su disegno predisposto dall’agrimensore Felice di Stefano o de Stefano, che ebbe altri incarichi simili come la ristrutturazione della chiesa di S. Maria Maddalena di Atrani.

edicola Madonna della Neve AmalfiAncora oggi sono visibili le grate di due coretti, gelosie che consentivano alla famiglia Milano di ascoltare la Santa Messa da casa propria.

All’altare maggiore vi è un dipinto della Crocifissione certamente non commissionato per questa chiesa: le sue grandi dimensioni sono sproporzionate rispetto all’altare ed al tempio. I due altari laterali sono dedicati a S. Antonio di Padova e alla Madonna delle Grazie.

Nella chiesa è venerata anche Santa Lucia il cui culto era praticato nella chiesa dello Spirito Santo demolita negli anni trenta del secolo scorso.

Poco lontano, alla salita Torre dello Ziro, sorge l’edicola della Madonna della Neve. In un atto notarile del 1823 la via è indicata come “strada pubblica comunemente denominata della Madonnella”. Ciò significa che al tempo già esisteva l’edicola mariana.

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