Papa Francesco incontra Obama

di - del 27 marzo 2014 © diritti riservati

Papa Obama incontro RomaUna nuova pagina di storia è stata scritta questa mattina sotto i riflettori del mondo intero: Papa Francesco incontra Obama.
Un profondo senso di ammirazione ha permeato le prime parole del Presidente: “Thank you, thank you. Incontrarla è meraviglioso”.

Tra i due si è svolto un colloquio privato durato 50 minuti, in cui Obama ha chiesto al Santo Padre di pregare per sè e per i suoi cari: “Pregate per me e la mia famiglia. Sono con me in questo cammino. Loro devono sopportarmi”.

Momenti di emozione hanno segnato lo scambio dei regali. Il Papa ha portato in dono una copia della Evangelii Gaudium, testo di somma rappresentatività del Pontificato. A tale gesto ha fatto seguito la consegna di Obama, avente ad oggetto un astuccio con dei semi del giardino della Casa Bianca. Di qui, l’invito a Washington. “Questa sembra una carota”, ha affermato il presidente  “ognuna ha un seme, se ha la possibilità di venire alla Casa Bianca, potrà vedere l’orto”.

Prima dell’incontro, in un’intervista rilasciata al “Corriere della Sera”, il Presidente degli Stati Uniti si è così espresso: “Sono profondamente grato a Sua Santità per aver manifestato la volontà di ricevermi.
Il Santo Padre ha ispirato le genti di tutto il mondo e anche me col suo impegno per la giustizia sociale e il suo messaggio di amore e compassione, specialmente per le persone che, tra tutti noi, sono più povere e vulnerabili.
Lui non si limita a proclamare il Vangelo: lui lo vive. Siamo stati tutti colpiti e commossi dalla sua umiltà e dai suoi atti di misericordia.
La sua testimonianza, il semplice fatto di andare sempre a cercare il contatto con gli ultimi, con coloro che vivono nelle condizioni più difficili, ha anche il valore di un richiamo: ci ricorda che ognuno di noi ha la responsabilità individuale di vivere in modo retto, virtuoso.
Io credo che, incalzandoci di continuo, il Papa ci metta sotto gli occhi il pericolo di abituarci alle sperequazioni. Di abituarci, cioè, a questo tipo di disuguaglianze estreme fino ad accettarlo come normale. È un errore che non dobbiamo commettere”.

 

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Info Enza Schiavi

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