La Voce del Pastore: mezzo secolo che rivive

di - del 29 marzo 2014 © diritti riservati

voce pastore amalfidalla Voce del Pastore dell’ottobre del 1972

I Giovani osservano
Un nostro problema: lo Sport

di Immacolata Smeraldo

E’ ancora vivissima l’eco delle recenti Olimpiadi di Monaco. A parte la parentesi negativa dell’attentato terroristico, esecrabile sotto ogni aspetto, soprattutto se si considera che esso ha tragicamente turbato il sereno svolgimento di una manifestazione internazionale, che vuole essere un incentivo alla fratellanza tra i popoli, i giochi Olimpici hanno riconfermato ancora una volta l’alto valore della collettività, nonché l’importanza annessa allo sport in ogni epoca .

Forse non è dato mai di cogliere nel mondo la comunanza di un interesse così nobile come quello che si afferma nella ricorrenza dei occhi quadriennali delle Olimpiadi.

Tutta l’umanità, miracolosamente unita, ha vissuto momenti di grande aspettazione e di vivo entusiasmo. Perfino quanti in altre occasioni mostrano solo un vago interesse per le competizioni sportive, hanno provato il giubilo che si accompagna alle vittoriose prestazioni degli atleti. Ma in particolare credo che a nessuno sia sfuggito il fervido entusiasmo dei nostri giovani per questi avvenimenti agonistici .

Purtroppo alle loro note di ammirazione per il glorioso successo degli atleti italiani sui campi di Monaco, faceva sempre riscontro la triste conclusione di non poter in tal senso dar nulla di se stessi in un paese come il nostro, che difetta nel modo più assoluto di attrezzature sportive.

E’ doloroso cogliere nelle loro voci accenti di amarezza e di sfiducia.

Sorge immediata la domanda se è lecito frustrare così ostinatamente tante buone speranze, troncare tante buone inclinazioni.

Un giorno avremo senz’altro a pentirci di non aver saputo o peggio voluto prestare attenzione alle modeste esigenze di questi ragazzi che non chiedono certo l’impossibile, ma solo un modesto spazio dove potersi intrattenere nella più nobile e sana dell’attività.

Le iniziative che i giovani amalfitani hanno cercato e cercano di prendere, pur se lasciati soli a se stessi e privi di eventuali appoggi, lasciano chiaramente intuire che essi non intendono arrendersi. Basta pensare che nello scorso campionato calcistico la nostra squadra tanto per gli allenamenti quanto per gli incontri ha dovuto costantemente portarsi in Agerola per poter usufruire di un campo sportivo e di conseguenza affrontare nelle giornate invernali il clima non sempre mite del paese ospitante.

Per fortuna, in mezzo al direi quasi totale assenteismo degli amalfitani per i problemi della nostra gioventù, spicca il generoso interesse di poche persone, verso le quali mi rendo portavoce della gratitudine dei giovani, mentre desidero far presente che è un dovere di tutti gli amalfitani il non tradire del tutto i nostri ragazzi nei loro ideali.

Mi rendo conto che i problemi della nostra Amalfi sono molteplici, ma siamo poi proprio certi che le richieste dei giovani siano le meno importanti, le meno consistenti, le più trascurabili?

Badiamo di non renderci colpevoli verso la società di domani col dimenticare che lo sport concorre a scaricare in una forma moralmente e socialmente accettabile quelle energie giovani, che se non devolute nella giusta direzione, potranno essere destinate ad usi violenti ed asociali.

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Info Francesco Dipino

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