Il mio saluto a tutti gli amalfitani vicini e lontani

di - del 8 novembre 2016 © diritti riservati

don-antonio-porpora_parrocoCon tanta serenità d’animo e soprattutto con profonda libertà interiore inizio oggi questa nuova avventura che si aggiunge a tutte quelle che in questi 33 anni di sacerdozio il Signore mi ha invitato ad affrontare. Mi stupisce il fatto che, fino alla scorsa Pasqua, ciò che sta avvenendo oggi non era nei progetti umani e probabilmente non lo sarebbe stato più. Il Signore ha voluto ancora una volta sconvolgere le acque e inquietare una vita che ormai aveva raggiunto una condizione di tranquillità e di stabilità. Molti sono stati gli ostacoli da me frapposti alla decisione definitiva, maturata a fine dello scorso luglio proprio in quella Basilica di S. Benedetto di Norcia che oggi – e anche qui quale mistero! – non esiste più. E tra gli ostacoli, insieme a quelli comprensibili e anche spiritualmente seri, quello più egoista: il timore di complicarmi la vita. Essi sono caduti specialmente a causa dell’imperterrita insistenza dell’Arcivescovo unitamente all’acquisita consapevolezza, per come gli eventi sono maturati, di un chiaro disegno divino al quale non potevo sottrarmi con un diniego che non mi sarei perdonato e che il Signore stesso, con tutta la sua misericordia, non mi avrebbe perdonato. Perché questo sia accaduto non lo so: lo capirò strada facendo con l’aiuto di tutti e in modo particolare con l’aiuto di don Christian Ruocco, il sacerdote che l’Arcivescovo ha voluto affiancarmi in questa avventura, un giovane che voi avete già imparato ad amare nei tre anni da lui trascorsi in Amalfi e che ha saputo farsi voler bene da voi.

Molti si chiederanno con spirito di curiosità che cosa farò e la risposta è semplice: niente. Nel senso che non intendo per ora coniugare il verbo ‘fare’ bensì il verbo ‘ascoltare’ e questo per tutto il tempo che sarà necessario. Non ho infatti la presunzione di sapere cosa abita nel cuore degli amalfitani del 2016, grandi o piccoli, per cui rischierei di ‘fare’ a vuoto. La nostra città è cambiata come è cambiato il mondo ed è perciò necessario che io riesca a cogliere con quali stati d’animo, con quali attese, con quali domande, con quali problemi, con quali sofferenze e con quali rifiuti io debba porre in relazione il Vangelo eterno di Gesù Cristo, perché si attui il fine dell’evangelizzazione che è quello di edificare, come dice l’Apostolo Paolo, l’uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo (Ef 4,13). E questo perché ne tragga beneficio tutta la nostra amata città di Amalfi.

Spesso mi diverto a prendere in giro coloro che amano cantare le glorie medievali dell’antica Repubblica guardando ad esse come il fastigio di una perduta e irripetibile età dell’oro. Mi permetto di dissentire da questa visione nostalgica perché, al contrario, io son convinto che l’Amalfi di oggi sia più gloriosa dell’Amalfi di allora. In quel tempo gli amalfitani si relazionarono è vero con i più celebri centri dell’Oriente recando e ricevendo civiltà ma tutto ciò restava limitato a uno spazio molto piccolo di mondo e, comunque, Amalfi, rimaneva sconosciuta ai più. Oggi Amalfi è, e non temo di esagerare, uno degli ‘ombelichi’ del mondo ove, utilizzando le parole del brano dell’Apocalisse che oggi abbiamo udito, ‘uomini di ogni nazione, razza, popolo e lingua’ convengono e convergono per celebrarne quotidianamente la bellezza. Mentre la gloria dell’antica Amalfi era regionale, la gloria dell’Amalfi odierna è dunque planetaria. Questa condizione privilegiata che tutto il mondo ci invidia richiede che questo piccolo lembo di terra sia abitato da uomini e donne di qualità, nel cui vocabolario sia cancellato il termine ‘mediocrità’, mai paghi di diventare migliori e mai sazi di tendere al massimo e desiderosi di dare il massimo. Per il conseguimento di tale obiettivo e per il radicamento di questa mentalità intendo offrire il mio contributo formando con l’ausilio della Parola del Vangelo e della sapienza millenaria della Chiesa uomini e donne di fede e in quanto tali ricchi di quella qualità di vita che si chiama ‘santità’ e che potrà solo contribuire ad orientare in meglio le sorti di questa nostra città; laici che, come recita il Concilio Vaticano II, siano unicamente ed esclusivamente preoccupati di ‘animare le realtà secolari con lo spirito del Vangelo’ e così facendo di diffondere il gusto della vita eterna che ci attende, soprattutto in chi questo gusto l’ha perduto o non l’ha mai provato. Per questo motivo, esprimendo il mio più sentito ringraziamento al signor sindaco, il dott. Daniele Milano e alle Autorità civili e militari intervenute, offro loro la mia più ampia disponibilità nel pieno rispetto della laicità dello Stato che sono certo sarà contraccambiato da analogo rispetto per la giusta autonomia e per la peculiarità dell’azione ecclesiale.

E quasi per finire i dovuti ringraziamenti: ringrazio anzitutto Mons. Arcivescovo per la fiducia che mi ha accordato e che ha dovuto combattere non poco per indurmi ad accettare ma la cui imperterrita insistenza, come già accennavo, mi ha precluso ogni via di scampo; ringrazio il reverendissimo Capitolo Cattedrale e gli altri confratelli presbiteri concelebranti per avermi fatto corona con la loro venerabile presenza; ringrazio il Popolo di Dio in tutte le sue componenti, che questa mattina ha riempito la nostra Cattedrale e tutti coloro che in questo mese mi hanno espresso la loro vicinanza augurale nei modi più svariati; ringrazio in modo particolare la Schola Cantorum e i suoi conduttori a cui mi lega un antico e infinito affetto e che oggi hanno saputo come rendere splendida la nostra Eucaristia. E ringrazio anche tutti quelli che malauguratamente avessi dimenticato di ringraziare.

E ai ringraziamenti unisco i saluti: saluto anzitutto gli anziani e gli ammalati che visiterò presto chiedendo loro di pregare per me e per questa nostra Parrocchia; saluto tutte le istituzioni culturali e sportive che animano con passione e spesso anche in mezzo a tante difficoltà il nostro territorio provando a liberarlo dalla monotonia e dalla passività; saluto tutti gli amici della Costiera Amalfitana che si sono stretti a me in quest’ora così importante; ma il mio saluto particolarmente affettuoso va a tutti gli amalfitani residenti in Italia e all’Estero e in modo particolare alla storica Comunità Amalfitana di New Haven negli USA alla quale ho provveduto a inviare un messaggio di saluto attraverso le veloci e universali vie di Facebook e con la quale intendo alimentare una feconda relazione affinché lo scorrere del tempo non spezzi il legame delle nuove generazioni con la città di origine dei loro antenati.

E ora l’avventura può anche iniziare e l’impegno gravoso e ponderoso che ci attende necessità di una forte e accorata preghiera di intercessione. Su di me e su tutta la Comunità Parrocchiale invoco il fuoco rigeneratore dello Spirito Santo che faccia risplendere in noi la vita dell’Augusta Trinità; chiedo il calore della materna carezza della Madre di Dio che la mia metà nativa maiorese mi spinge ad invocare col titolo caro di S. Maria a Mare; impetro l’intercessione di Tutti i Santi del cielo, in modo particolare di S. Antonio di Padova di cui porto il nome, di S. Benedetto da Norcia e di S. Alfonso Maria de’ Liguori da me scelti come miei particolari protettori ma, soprattutto, il sostegno del braccio forte ‘do vicchiariello nuosto’ , S. Andrea benedetto.

Amen!

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