Il governo dei conti e dei prefetti (839 – 898) – III ed ultima parte

di - del 14 Maggio 2014 © diritti riservati

papa giovanni VIIIDopo il ritiro delle truppe di Ludovico II e la morte dell’imperatore nell’875, gli Stati campani rimasero abbandonati a se stessi e furono costretti a risolvere ognuno per proprio conto il problema dei Saraceni.

Il prefetto di Amalfi, sulle orme del duca di Napoli, venne a patti con loro. Anche Gaeta, Capua e Salerno concessero asilo ai Saraceni, i quali potevano così saccheggiare senza essere disturbati le coste dello Stato della Chiesa, ritornando carichi di bottino nei porti campani.

Papa Giovanni VIII non poteva naturalmente tollerare a lungo questa situazione per cui, con l’aiuto dei marchesi di Spoleto, si recò personalmente a Capua nell’876 ed ottenne che Capua, Salerno ed anche Amalfi rinunciassero alla loro alleanza con i Saraceni.

Il papa contava inoltre sul prefetto di Amalfi come futuro mediatore presso gli hypatoi di Gaeta i quali, al pari del duca di Napoli, persistevano nell’empia alleanza. Infine nel giugno dell’877 ebbe luogo a Traetto, non lontano dalla foce del Garigliano, un incontro durante il quale il papa trattò con i governanti di Amalfi, Salerno, Capua, Gaeta e Napoli un’azione comune contro i Saraceni: la lettera di invito del papa al prefetto amalfitano è datata 25 aprile 877.

Quali accordi siano stati presi a Traetto non è dato di sapere. Quello che è certo è che poco più tardi due legati del papa stipularono ad Amalfi un accordo in base al quale gli Amalfitani si dichiaravano pronti, dietro il versamento annuo di 10.000 mancusi, a proteggere con la loro flotta le coste dello Stato della Chiesa da Traetto fino a Civitavecchia.

Gli Amalfitani non tennero però fede al loro impegno: dopo aver incassato il primo pagamento, sostennero che erano stati concordati 12.000 mancusi e non 10.000. Giovanni VIII si vide costretto pertanto ad acquistare la pace direttamente dai Saraceni versando un tributo di 25.000 mancusi. L’intervento nel golfo di Napoli di una flotta bizantina mandata dal governatore di Bari portò nell’anno successivo soltanto un sollievo momentaneo.

Allorchè Amalfi, analogamente a quanto fecero Gaeta e Napoli, riannodò apertamente le sue relazioni di amicizia con i Saraceni, Giovanni VIII si rese conto del fallimento della sua politica di alleanza. In una lettera al prefetto amalfitano del settembre 879 chiese la restituzione dei 10.000 mancusi; contemporaneamente minacciò di scomunica (perpetuum anathema) i governanti ed i vescovi di Napoli, Amalfi e Gaeta nel caso in cui non avessero sciolto le loro alleanze con i Saraceni entro il 1 dicembre dell’879.

Siccome non ci fu nessuna risposta da parte di Amalfi, il papa scomunicò il vescovo, il prefetto ed il popolo tutto il 15 ottobre e si riservò ulteriori sanzioni (maior damnatio). Poiché le sanzioni religiose non mostravano di sortire ad Amalfi alcun effetto e, d’altro canto, gli attacchi saraceni allo Stato della Chiesa diventavano sempre più rovinosi, il papa, attraverso il vescovo Dominicus di Trevi, avanzò di lì a poco agli Amalfitani una nuova offerta, proponendo la ripresa del pagamento annuo di 10.000 mancusi concordato nell’877, con l’aggiunta di 1.000 mancusi per l’anno in corso e l’esenzione doganale delle navi amalfitane nel porto di Ostia.

Se gli Amalfitani avessero continuato invece ad intrattenere buoni rapporti con i Saraceni, avrebbero dovuto aspettarsi non soltanto la scomunica perpetua, ma anche l’impossibilità di esercitare i loro commerci in tutti i paesi della cristianità.

Non sappiamo purtroppo quale accoglienza abbia avuto ad Amalfi l’offerta papale. Certo è che, al più tardi nell’aprile dell’881, allorchè Giovanni VIII scomunicò il vescovo di Napoli, l’interdetto dell’ottobre 879 risulta revocato: il papa, infatti, ne comunicò la scomunica a tutti i vescovi campani, tra cui anche quello di Amalfi.

Alla fine i Napoletani stessi trovarono troppo gravosa la presenza dei Saraceni sul loro territorio e, molto probabilmente con l’aiuto degli Amalfitani, nell’882 li stanarono dal loro nascondiglio sul Vesuvio. Un piccolo insediamento di Saraceni si era formato anche nel territorio al confine fra Salerno ed Amalfi, nella località costiera di Cetara: solo dopo alcuni tentativi andati a vuoto, i Salernitani riuscirono ad eliminarli.

Ciò nonostante nell’882 il problema saraceno non era affatto risolto. Poco dopo la morte di Giovanni VIII si insediò alla foce del Garigliano, presso Gaeta, una colonia araba che rese insicure per i successivi 30 anni le coste dell’Italia meridionale.

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