I primati di Amalfi – Il commercio

di - del 5 Gennaio 2015 © diritti riservati
Gerusalemme, area del quartiere amalfitano

Gerusalemme, area del quartiere amalfitano

Possono datarsi al IX secolo i primi consistenti tentativi di tracciare itinerari commerciali da parte degli uomini del Ducato di Amalfi. E’ da allora infatti che negotiatores e marinai amalfitani si dirigono verso l’Ifriquiya ed in particolare ad al-Mahd’yah e a Kairouan, mentre in Italia sono presenti in Sicilia, a Salerno, a Pavia, a Taranto e a Roma.

Ma sarà soltanto nel secolo X e, più ancora, nei due successivi che Amalfi avvierà ed incrementerà la conquista dei mercati del Levante: gli Amalfitani sono infatti fra i primi occidentali ad insediarsi a Costantinopoli (dove fin dal IX secolo avevano costituito una colonia), in Siria e a Gerusalemme, mentre la conquista fatimita dell’Egitto aprirà ad essi anche le città di Alessandria, del Cairo e di Damietta (nel basso Egitto). Né va taciuto che in questo stesso periodo essi sono riconosciuti con il loro nome anche in Spagna, dove vendono broccati (tessuti pregiati lavorati) ed altri articoli preziosi.

Costantinopoli in particolare fin dai primi anni del secolo XI sembra al centro degli interessi, anche politici, del Ducato: lì aveva famosa dimora, come abbiamo già visto, la famiglia amalfitana dei Comite Maurone, la cui enorme ricchezza è oggi difficilmente quantificabile e la cui influenza politica poteva giungere fino all’imperatore; lì un esponente della famiglia, Mauro, aveva fondato a sue spese un “ospitale” (un altro lo aveva fondato in Antiochia), che si connette tradizionalmente con l’istituzione dell’Ordine ospedaliero di S. Giovanni di Gerusalemme (poi detto anche dei “cavalieri di Malta”), alle cui origini deve porsi proprio un amalfitano, fra’ Gerardo della nobile famiglia dei Sasso di Scala. I due ospedali, come testimonia Guglielmo di Tiro, erano finanziati anche dalle elemosine sia degli Amalfitani che navigavano, sia di quelli che erano in patria.

Caduta in potere dei Normanni, Amalfi appare chiaramente cedere, sul piano commerciale, alle iniziative di Pisani, Genovesi e Veneziani, i quali avevano di fatto già estromesso i campani da Costantinopoli. Gli Amalfitani mai domi cercarono allora nuovi itinerari, dirigendosi nei porti di S. Giovanni d’Acri, di Laodicea e di Tripoli di Siria, senza abbandonare tuttavia le colonie di Gerusalemme e di Antiochia, né quella, assai importante, di Durazzo sulla sponda adriatica, collocata all’imbocco della grande via terrestre per Costantinopoli.

Lungo questi itinerari si muovevano e si scambiavano merci di varia natura: verso il Levante gli Amalfitani trasportavano prodotti della terra, con al primo posto castagne e nocelle, mandorle e pistacchi, miele, seta siciliana, tessuti di lino, grano e soprattutto l’importantissimo legno che essi si procuravano nelle zone interne del Ducato e nell’entroterra salernitano; sulle rotte inverse ne riportavano, oltre all’oro avuto in pagamento, tessuti finissimi, arazzi, spezie varie, pepe e arredi di lusso con i quali furono adornate le maggiori basiliche dell’Italia meridionale, tra cui Montecassino, il cui celebre abate Desiderio si era concesso, nel 1065, uno shopping proprio in Amalfi.
Sul tramontare della dominazione normanna per Amalfi finì però quasi del tutto l’epoca dei grandi traffici lungo itinerari lontani, sostituiti da mete diverse e più vicine, raggiunte però non più, come un tempo, da “Amalfitani” tout court, ma da Scalesi, Ravellesi e Atranesi, individuati ora secondo il nome delle varie terre di provenienza e non più sotto quello dell’intero Ducato.

E queste mete, spesso divenute poi quasi residenze stabili e definitive, si chiamarono, con nomi ben più familiari, Avellino, Melfi, Bari, Barletta, Bitonto, Giovinazzo, Molfetta, Trani, Terlizzi, Troia, Canosa, Brindisi, Lecce, Bardò, Monte Sant’Angelo e Foggia.
Altri uomini della Costa si ritrovano a Termoli e, sull’altro versante, a San Germano (Cassino) e a Isernia, oppure a Cosenza, a Tropea e a Reggio e, più giù ancora, in Sicilia: Cefalù, Mazara, Trapani sono loro destinazioni, ma soprattutto Messina, dove avevano una colonia ed un fondaco, e Palermo, dove il borgo degli Amalfitani comprendeva gran parte della zona commerciale della città, detta “Seralcadio” e dal 1200 Amalfitania, dal nome degli abitanti più antichi (stessa cosa avvenne anche a Siracusa, dove è tuttora presente la Via Amalfitania adiacente all’antico porto della città aretusea).
Anche se la presenza amalfitana in Sicilia fu stabile fino all’età angioina, quando anzi si accrebbe perché alcuni di essi divennero, come altrove, funzionari del Regno, bisogna tuttavia riconoscere che, già in piena età normanna, la Campania costituì la base più importante per i loro traffici: Napoli e Salerno sono al primo posto nei loro interessi, seguite a molta distanza da Sorrento e Gaeta, ma anche da località minori come Ottaviano nel napoletano, Policastro, Castellabate e Agropoli nel Cilento.
Né possono essere dimenticate, infine, Capua, sede di una platea Amalphitanorum, Aversa, per la presenza di un burgo Amalfitanorum e Benevento, dove gli Amalfitani vissero ben organizzati nella loro ‘colonia’, il cui splendore impressionò papa Callisto II quando la vide nel corso del suo soggiorno in città nel 1120.

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