Storia figurativa di Amalfi, un capolavoro di Diodoro Cossa

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voce pastore amalfidalla Voce del Pastore del marzo 1973

Storia figurativa di Amalfi,
un capolavoro di Diodoro Cossa

dell’Avv. Enrico Caterina

Il vasto dipinto maiolicato che trovasi sulla facciata a mare del palazzo comunale di Amalfi è opera di Diodoro Cassa, artista poliedrico, in continua evoluzione, che eccelle nella forza del disegno, nella pittura, nella scultura, nella tecnica della ceramica, nel questo e nella inventiva – anche modernissima – e che per tanti tratti, modestia compresa, ricorda i maestri del Rinascimento fra i quali – guarda caso – si ascrive il suo quasi omonimo Francesco del Cassa, pittore ferrarese, che nel palazzo Schifanoia lasciò vivaci tempere.

La composizione è formata da due lunghi pannelli sovrapposti, ben distinti eppure allacciati da una specie di stemma di Amalfi, certamente diverso da quello attuale, il quale oltre alla banda rossa in campo azzurro, reca la croce di Malta, la bussola alata ed un cartiglio nastriforme su cui è scritto: « descendit ex patribus Romanorurn ».

Nella fascia superiore, la prima scena si riferisce all’insediamento dei Romani sui monti di Scala. «Hic manebimus optime » sembra dicano i più mentre qualcuno appare pensoso e dubbioso. Intanto vi è chi squadra pietre per costruire una gradinata – che materialmente simboleggia la località – e vi è chi erige una casa di forma ancora no~ ben definita. Come però saranno queste costruzioni e che volto avranno è lecito immaginarlo perché i Romani erano maestri della edilizia e delle coperture a volta.

A questo punto il discorso potrebbe apparire audace perché tendente ad affermare che la volta in costiera non pervenne dall’Oriente ma da Roma. Ebbene, si guardi la villa romana di Minori, costruita con volta a vela quando ancora Amalfi non c’era; si pensi alle rovine romane in Africa, a Leptis Magna, con le volte a crociera, così come si trovano su questa costa, e poi si dica se non è vero che gli Amalfitani non dovettero attendere di andare in Asia per avere le cupole sulle loro case. Le scale e le abitazioni erano di pietra perché sul posto non esisteva materiale migliore ove si eccettui una piccola quantità di marmo che venne poi utilizzata per lavorazioni artistiche. L’autore ha disegnato magistralmente questo primo quadro.

Si comprende, infatti, a colpo d’occhio che si tratta di Romani dalle membra vigorose e dai profili da medaglia; che si tratta di gente operosa e capace che vuole decisamente stabilirsi nel posto prescelto, tanto che ha portato con sé le donne ed i bimbi; che si tratta di un luogo elevato come dimostrano le rocce alte sul mare; che si tratta di elementi di buona razza se tra le figure rappresentate fa spicco per la nobiltà delle forme e per la maestà dell’incedere una matrona avvolta in una elegante veste di seta.

Questa figura femminile si distingue anche per la straordinaria precisione dei contorni e per alcuni virtuosismi cromatici sì da far pensare profondamente chi sa che alla ceramica non si possano chiedere la purezza delle linee del cammeo e le marezzature della sete. Il quadro contiene altri particolari interessanti come la bimba timorosa che si stringe alla mamma, il largo gesto di chi saluta appagato lo sfondo del golfo dai colori incredibili, ante- lucani.

Simbolicamente, le tinte scure del cielo stanno a significare che l’ evento risale alle tenebre del Medio Evo mentre quelle più chiare dicono che in costiera sta per spuntare l’alba di una nuova vita. Segue sullo stesso piano la scena delle attività che resero famosa Amalfi. Ora il dipinto è più svariato e complesso. Le figure ed i quadri si sovrappongono e lasciano comprendere che cosa facesse concretamente la gente di Amalfi, a quale mole di lavoro si sobbarcasse, l’ambiente in cui operava, le lotte sostenute, le mete raggiunte.

Così le arcate degli Arsenali fanno pensare alla febbrile operosità dei cantieri ove si riparavano e costruivano navi anche per conto terzi; e le vele gonfie alludono ai viaggi lontani ed al dominio del mare. In questo riquadro la luce giuoca con note squillanti e diventa descrittiva.
S’irradia, per esempio, da una stoffa aperta, fortemente colorata di giallo, ed esprime che fra le mercanzie importate dall’Oriente – quali le spezie, i profumi, i coloranti e i tappeti – vi erano i tessuti bizantini, alessandrini e di Damasco, le sete pregiate e ricercate.

In un altro punto la luce si sprigiona da una pergamena ed è chiaro che lì deve andare l’attenzione di chi guarda per rilevare l’importanza dell’azione rappresentata. Ma giova procedere per ordine. (continua 1)

Avv. Enrico Caterina In parte lo studio dell’avv. Caterina è stato pubblicato da Le Vie d’Italia e del Mondo del T.C.I. – Gennaio 1970.

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