Francisco, misionero de la Misericordia

di - del 20 Settembre 2015 © diritti riservati

Pappa-Francesco-a-CubaIn placa de la Revolucion all’Avana, la messa celebrata da Papa Francesco, sotto le gigantografie del “Che” e di Fidel Castro, suscita emozioni e sentimenti in grado di modificare la geografia del nostro pianeta.
Nell’anno santo del Giubileo straordinario indetto da papa Francesco dal giorno 8 dicembre 2015 al 30 novembre 2016, in occasione del cinquantesimo del Concilio Vaticano II, la parola “Misericordia“, il cui senso si sta perdendo, assume un significato di notevole importanza nel contesto storico attuale.
Sentimenti di indifferenza, verso l’esodo biblico dei tanti migranti, che bussano alle porte dell’Europa per chiedere asilo e sfuggire alle guerre e alle ingiustizie di cui sono vittime nelle loro terre d’origine, destano tanta misericordia ma anche tante perplessità.
Mai parola si è rivelata più idonea in questo momento.
La carità ed il perdono sono pietre portanti della chiesa, tali sentimenti, ahimè, non albergano ovunque.
Il senso di difesa e la paura di dover rinunciare a qualcosa in favore di sconosciuti, genera insicurezza diffusa.
Difronte a queste masse che, si muovono in una Europa dai volti diversi: si innalzano muri, si chiudono le frontiere, si accolgono con cartelli di “Welcome“, si resta sconcertati .
Bisogna accettare con “misericordia” la realtà di tanti derelitti mettendosi nei loro panni e vincere la “globalizzazione dell’indifferenza“.
A Cuba, durante questa visita pastorale, si stanno buttando le basi per un’apertura che porterà alla crescita culturale e sociale.
Il cammino è lungo, ma forse oggi, si è fatto un piccolo passo avanti sulla via dell’umanità.

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