Le origini dell’Arciconfraternita dell’Addolorata

di - del 30 Marzo 2021 © diritti riservati

Venerdì Santo prossimo si svolgerà normalmente l’Azione Liturgica, la principale celebrazione del giorno della Passione del Signore. Molti rimpiangeranno la processione di Gesù Morto, che per il secondo anno non potrà svolgersi a causa della pandemia.

Com’è noto la manifestazione è organizzata dall’Arciconfraternita dell’Addolorata. Per l’occasione piace tracciare un profilo delle origini del sodalizio. Origini tutt’altro che certe come emerge da diverse fonti inedite.

Secondo Matteo Camera fu fondata nel 1765. È quanto scrisse in una lettera in cui indicò le date di istituzione delle congreghe amalfitane. Matteo Camera è il principale storico cittadino. Non solo, ma egli fu anche confratello e priore dell’Addolorata, carica che ricoprì anche il padre. Elementi questi che dovrebbero deporre a favore della fondatezza di tale affermazione.

Tuttavia numerosi documenti dimostrano l’esistenza della congrega dell’Addolorata ben prima del 1765.

Due anni prima, nel 1763, I magnifici Ciro d’Afflitto e Francesco Pisani, deputati dal «Prefetto, officiali e confratelli» della «Venerabile Congregazione della Vergine Addolorata», stipulano il contratto di appalto per la costruzione dell’attuale chiesa.

Il documento, inedito e di notevole interesse anche per la storia della chiesa di Santa Maria Maggiore, sarà oggetto di apposito studio. Andando indietro nel tempo incontriamo il sodalizio in numerosi atti pubblici presenti nella serie dei protocolli notarili dell’Archivio di Stato di Salerno.

Nel 1753 il prefetto Felice di Stefano chiede licenza di poter costruire una nuova sepoltura per gli associati nella chiesa del Crocifisso, in prossimità della porta d’ingresso. La licenza sarà concessa dal Capitolo a condizione che i confratelli fossero intervenuti  gratuitamente in occasione di funerali dei canonici vestiti di sacco e scapolare e recando lumi.

Tra il 1732 ed il 1735 allo scopo di non tenere «oziosa in cassa» la somma pervenuta dalle elemosine dei confratelli, il sodalizio concede due mutui ed acquista un credito, elementi da cui si evince una certa floridità economica. Nel 1732 il prefetto della «Congregazione della Beata Vergine de Sette Dolori» magnifico Matteo Anastasio, concede un mutuo di 30 carlini d’argento (precisamente una compravendita di beni con patto di retrovendita quandocumque: per il significato leggi qui a pag. 29), mutuo che verrà estinto nel 1747 sotto il prefetto Ferdinando Bonito. Un altro mutuo di 30 carlini è del 1735. In questo caso per conto della congrega si costituisce il magnifico Filippo Frezza. Infine nel 1733 è il cassiere del sodalizio, magnifico Nicola Alviggi, a versare 22 ducati in monete d’argento per l’acquisto di un credito.

Andando ancora più indietro nel tempo arriviamo al 1701, anno in cui il Capitolo della Cattedrale nominò Eddomadario il reverendo don Antonio Gambardella «Padre Spirituale della Congregazione della Beatissima Vergine dei Sette Dolori in questa Città.»

Fin qui i dati documentali certi. Dunque quando è sorto il sodalizio?

Ad oggi la data certa è ignota. Tuttavia un indizio ci è dato da quanto scrive l’arcivescovo Simplicio Caravita in una relazione ad limina cioè una relazione con cui i Vescovi comunicavano al Papa lo stato dell’Arcidiocesi e l’attività pastorale intrapresa.

Nel 1685 Caravita riferì che su sua iniziativa presso la chiesa di Santa Maria Maggiore erano stati istituiti due oratori, uno di chierici e l’altro di laici in cui si registrava assidua frequenza dei sacramenti e giovamento per le anime e dove ogni giorno era recitato il salterio mariano. Mons. Caravita era in diocesi da tre anni, pertanto la fondazione della Congregazione dell’Addolorata  è databile tra il 1682 e il 1685.

Non ci sono dubbi che in origine la sede della confraternita fosse Santa Maria Maggiore. Gli assensi della Curia alla stipula degli atti che abbiamo visto specificano che la congregazione era eretta nella chiesa di Santa Maria Maggiore.

Non deve trarre in inganno il termine usato, cioè oratorio e non congregazione o confraternita. Non bisogna credere cioè che con il termine oratorio « si intenda il luogo di riunione delle confraternite laicali mentre con il termine fraternita la riunione di persone. Anticamente invece il termine oratorio e il vocabolo fraternita quasi sempre  rivestono lo stesso significato cioè sia il  luogo sacro che la riunione di persone che ivi si adunavano» ( G. Martini, Storia della confraternite). I termini oratorio congregazione e confraternita sono perciò tra loro sinonimi.  

Un manoscritto segnalato da Salvatore D’Amato (leggi qui) riferisce che «per molti anni la chiesa suddetta (cioè Santa Maria Maggiore n. d. a.) se ne son serviti i Confratelli dell’Oratorio della Madre Santissima dei Sette dolori occupando prima la chiesa di sopra, poi quella di sotto per fare l’oratorio et esercitare atti divoti secondo le regole che da essi si osservano, numerandosi fra essi il numero di 600. Ma perché detta chiesa per li medesimi era angusta han stabilito edificare un’altra chiesa come infatti hanno cominciato ad edificare, come infatti cominciarono nel 1763 e infra due anni la hanno terminata che si vede accosto detta chiesa antica ove i confratelli fanno le loro funzioni, lasciando la vecchia chiesa».

L’anonimo autore delinea l’evoluzione della congrega che, dalla chiesa superiore di S. Maria Maggiore, si trasferì per ragioni di spazio nei locali ora intitolati Oratorio S. Filippo Neri che probabilmente comprendevano anche l’attiguo deposito. Inoltre  lo stesso antico sodalizio  dal 1765 si insediò nella nuova chiesa.

Nel 1777 la congrega chiese il regio assenso sulla  fondazione e sul nuovo statuto.

La richiesta venne formulata dall’assemblea degli iscritti con a capo, si badi, Nicola Amendola nella qualità di prefetto. Invece nello statuto di cui si chiedeva l’approvazione finalmente è prevista la figura del priore. Il titolo di prefetto testimonia che ancora nel 1777 la congrega funzionava in base agli antichi statuti che appunto prevedevano al vertice tale figura e non il priore.

Tutte le cariche sociali del sodalizio prima delle modifiche apportate nel 1777 ci sono pervenute grazie alla delibera allegata alla richiesta del sepolcro in duomo. Gli ufficiali della confraternita erano: il Prefetto (all’epoca Felice di Stefano, antenato di Gaetano de Stefano, priore dal 1969 al 1980), il Primo Assistente (Domenico Lucibello), il Secondo Assistente (Domenico Amatrudo), sei Consultori (Ciro d’Afflitto, Filippo Bonito, Gennaro Milano, Francesco d’Ancora, il notaio Francesco Maria Cimini, Giuseppe di Pino), il Maestro di Cerimonie (Bartolomeo Gambardella), il Maestro dei Novizi (Francesco Amendola), l’Officiale infermiere (Gaetano Panza). Infine sempre dalla richiesta del regio assenso emerge un altro importante elemento: gli iscritti dichiararono che la loro confraternita era istituita da tempo immemorabile. Ciò è palesemente in contrasto con la data di fondazione di appena dodici anni precedente avanzata dal Camera.

In conclusione possiamo affermare, in base alla documentazione oggi disponibile, che nel 1765 fu inaugurata la nuova chiesa dell’Addolorata voluta dall’omonima congrega nata nella seconda metà del Seicento sulle ceneri dell’Oratorio dei padri filippini ad iniziativa dell’arcivescovo Simplicio Caravita. Sodalizio che, in uno con nuove regole, fu riconosciuto da Ferdinando IV nel 1777.

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