“Ringrazio Dio con la faccia per terra!” Navigare non è solo questione di equipaggio

di - del 26 novembre 2017 © diritti riservati

Diario di viaggio di un navigante amalfitano
del comandante Salvatore Barra

 

Msc Mirja – 23 Ottobre 2017 – In Porto a Ningbo (Cina)

E’ il giorno del mio Compleanno. Siamo arrivati in banchina dopo un estenuante e lunga manovra in quanto il porto era stato chiuso per il passaggio del tifone “LAN” che ha causato ritardi alle navi in arrivo: noi abbiamo ormeggiato verso le ore 17:00 locali. Da quando ho iniziato la mia attività, non ricordo quanti compleanni ho trascorso a casa, certamente a bordo molti di più. Sulla nave come in una grande famiglia l’equipaggio fa’ di tutto per dimostrare affetto e vicinanza. Il cuoco per la circostanza ha preparato la torta, rendendo meno amaro il sapore della lontananza. Anche queste, sono esperienze che rimarranno perennemente nella nostra memoria, Non c’è il tempo per sentimentalismi, analisi sulla vita passata, ricordi o altro; ci hanno appena avvisato che la nave salterà un porto e dopo Ningbo, si procede per il porto Malese di Tanjung Pelepas. Occorre programmare un nuovo piano di navigazione, calcolare e comunicare rotte e tempi di arrivo per il prossimo porto. La (breve) pausa per la mia festicciola di compleanno è già conclusa.

3 Novembre 2017 in Navigazione da Tanjung Pelepas (Malesya ) a Algeciras

Abbiamo da poco superato “Dondra Head”, il promontorio Meridionale dell’Isola dello Sri Lanka, che si staglia verso l’Oceano Indiano, a Sud solo un enorme distesa di mare, fino all’Antartide. E’ Notte, da bordo si vedono chiaramente le luci della costa che, man mano che ci allontaniamo diventano sempre piu’ flebili, fino a scomparire del tutto, nel buio pesto di una notte senza luna.
Al traverso del promontorio, ordiniamo al timoniere di orientare la prua della nave per 290 gradi. La bussola ci permette di seguire la rotta tracciata sulla carta nautica, per noi è una direzione invisibile da seguire verso un punto dell’orizzonte che dopo alcuni giorni ci condurrà a Nord dell’Isola di Socotra, dove accosteremo di nuovo per accedere nel Golfo di Aden.
Oltre alla bussola siamo supportati da strumenti di navigazione che forniscono in tempo reale tutti i dati di cui necessitiamo. Intorno a noi la linea dell’orizzonte che copre per intero i 360 gradi della circonferenza che divide il Mare dal Cielo. Ecco, la nostra vita di Marinai, si svolge prevalentemente tra mare e cielo e da questi due importantissimi elementi, dipende la nostra vita. Non mi stanco mai di osservarli: il mare ed il cielo sono due elementi che sembra vivano in simbiosi, come due fratelli che si bisticciano continuamente ma che non possono fare a meno l’uno dell’altro. Si riconciliano per poi bisticciare di nuovo. Il mare riscaldato dal sole evapora e contribuisce alla formazione di nuvole e quindi piogge. Ma non è tutto, perché con l’evaporazione si formano are di bassa pressione, di conseguenza le masse d’aria che si trovano nelle vicinanze cercano di colmare il vuoto d’aria prodotto, generando cosi i venti; e i venti generano le onde. La differenza di temperatura tra mare e cielo è determinante per la formazione di nebbie.

Oggigiorno la tecnologia aiuta i naviganti con previsioni meteo marine quasi sempre esatte e fatte con largo anticipo. A bordo abbiamo gli strumenti meteo che ci forniscono i dati relativi alla pressione barica, umidità relativa, temperatura dell’aria, temperatura dell’acqua, velocità e direzione del vento; a questi elementi aggiungiamo il nostro bagaglio di esperienza nel “leggere” i segni premonitori del cattivo tempo: i tipi di nuvole, il mare morto, le correnti marine. Limitarsi alle sole previsioni meteo, potrebbe non essere sufficiente ad evitare il cattivo tempo. Ancora oggi, purtroppo, vi sono molte navi che naufragano per cause dovute al maltempo, ancora oggi esiste nei contratti di assicurazioni la clausola che definisce gli “Atti di Dio”, ovvero i danni (o la perdita della nave) per eventi imprevisti ed imprevedibili dovuti alle forze della Natura. Questo a dimostrazione che, nonostante la moderna tecnologia, le forze della natura devono essere rispettate e mai sfidate.
Quando ci troviamo tra mare e cielo, lontani dagli “affari” di terra, viviamo in una dimensione tutta nostra, nel nostro piccolo mondo.
Nel nostro “piccolo mondo” della nave, (con) viviamo in 24 persone di 5 nazionalità diverse e tre differenti religioni. Tutti mi chiedono: “cosi pochi?” In effetti siamo in pochi, ma con 24 persone di equipaggio possiamo garantire tutti i servizi di cui necessita la nave. Abbiamo 5 ufficiali di coperta, 6 ufficiali di macchina (con due tecnici elettricisti), il nostromo con quattro marinai e due giovanotti di coperta, un operaio meccanico, due ingrassatori, il cuoco, il cameriere ed il mozzo. Ventiquattro persone che, grazie a loro lavoro, permettono alla nave di andare da una parte all’altra del mondo, solcando tutti gli oceani. Tuttavia, l’equipaggio costituisce solo la punta di un grandissimo sistema organizzativo indotto, fatto da migliaia di persone. Nei soli uffici della nostra società lavorano circa sessantamila persone, sparsi in 150 nazioni per organizzare le operazioni di carico scarico, lavori etc., nei 315 porti di scalate dalle nostre 500 navi. A questo occorre aggiungere tutti gli addetti al riempimento ed al trasporto dei container, gli operatori portuali, i rifornitori di nafta, cibo e materiali vari, gli addetti ai servizi idrografici… una lista infinita di un esercito di uomini che lavorano per una sola nave.

06- Novembre 2017 Nord dell’Isola di Socotra.

Accostiamo per Rotta vera 270 – ci apprestiamo ad entrare nel Golfo di Aden – benché giungano informazioni buone riguardo alla diminuita attività di pirateria in quest’area, la tensione rimane alta e seguiamo le procedure di sicurezza indicate dai protocolli internazionali, con una velocità di crociera di oltre 20 nodi.
Il personale addetto ai motori, il cui responsabile è il direttore di macchina, si dedicano in particolare al continuo monitoraggio del cilindro numero uno (di undici), sostituito interamente durante l’ultima sosta della nave nel porto Malese di Tanjung Pelepas. Per svolgere questi lavori impegnativi e delicati, arrivano squadre di meccanici da terra, diretti e sotto la responsabilità, del nostro direttore di macchina. I macchinisti, svolgono un ruolo poco appariscente ma importantissimo per il buon andamento della spedizione marittima, non solo per il motore principale, ma anche per i generatori di corrente e relativi servizi elettrici, frigoriferi, verricelli, salpancore, sistemi antincendio e molto altro. A bordo, da quando è finita l’epopea dei velieri e cominciò l’uso di apparati di propulsione, vi è sempre stata un certa rivalità tra le sezioni coperta e macchinisti, ciascuna ne rivendica l’importanza. Siamo uomini ed a volte è veramente difficile far comprendere quando sia importante “fare squadra” in tutte le attività che svolgiamo. Del resto, quando la spedizione navale va’ a buon fine è merito di tutti ed il nostro armatore è felice del lavoro svolto.
Affinché una spedizione vada “a buon fine”, oltre a rispettare gli orari di arrivo e partenze dai porti ed un oculata gestione degli esosi consumi di carburante, le parti interessate, equipaggi delle navi e personale che ci assiste da terra, si prefiggono i seguenti obbiettivi:

1) Equipaggio: Prevenzione da Incidenti o da eventuale perdita di vite umane;
2) Ambiente: Prevenzione e protezione da inquinamento;
3) Nave: Mantenere uno standard alto di efficienza della nave, apparati di propulsione, sistemi di sicurezza, mezzi di comunicazioni e strumenti di navigazione;
4) Evitare pratiche illegali (contrabbando) ed uso di Stupefacenti ed Alcolici;
5) Cura del carico che si trasporta. Ovviamente, questi obiettivi hanno sempre la priorità nel caso dovessero esserci conflitto con interessi commerciali; ad esempio una possibile deviazione della nave ad altra destinazione, in caso di ferito grave a bordo; oppure, in caso di tempeste, deviare dalla rotta allo scopo di evitare danni alle strutture della nave ed al carico che si trasporta. Quando arriviamo in un porto senza aver avuto problemi durante la navigazione, ringrazio sempre il buon Dio e Sant’Andrea nostro intercessore, come faceva mia madre al rientro a casa dopo una giornata passata fuori: diceva “Ringrazio Dio con la faccia per terra!”.

10 Novembre 2017 – Da Port Said ad Algeciras

Dopo l’ennesimo transito del Canale di Suez, verso le ore 17:00, in prossimità di Port Said, entriamo nel “Mare Nostrum” e procediamo a tutta velocità per il porto Spagnolo di Algeciras. Le previsioni meteo non sono buone, infatti, dopo due giorni di navigazione , quando ci troviamo a navigare in prossimità della Sicilia, avvertiamo le prime avvisaglie di cattivo tempo. Nel canale di Sicilia, a Sud del Golfo del Leone – tra Sardegna ed Isole Baleari – si sta formando un vortice depressionario, con formazione di fortissimi venti da maestrale che provocano onde alte fino ad otto metri. Questa condizione, ci impone di mantenere la massima velocità e di apportare delle variazioni al piano di Navigazione, tale da spingerci il più possibile vicino alle coste nord africane di Tunisia ed Algeria e conseguentemente, passare ad una distanza maggiore dal centro della depressione. Alla fine il cambio rotta ha avuto il successo sperato. Abbiamo trovato un moto ondoso tra i tre ed i quattro metri di altezza, che ha provocato un moderato rollio, niente di piu’.

14 Novembre 2017 Mediterraneo Occidentale.

Questa sera tardi arriveremo ad Algeciras, porto situato sulla porta del Mediterraneo sull’Oceano Atlantico (Colonne D’Ercole). Domani 15 Novembre ripartiremo per il Nord Europa, da dove dovrei sbarcare. Esattamente un anno fa’ partii il 30 Novembre per andare a raggiungere la Msc Ditte , dislocata nel porto di Singapore. Quest’anno, il 30 Novembre, spero di essere ad Amalfi per poter pregare e ringraziare il nostro Apostolo S. Andrea sulla Sua tomba.
Il diario di viaggio riprendera’ nel corso del prossimo Viaggio
Cordiali Saluti a tutti i Lettori

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