E il Verbo si fece carne . . . .

di - del 23 Dicembre 2014 © diritti riservati

don Antonio LandiLectio di Don Antonio Landi su Gv 1,1-18 

Il 18 dicembre ad Amalfi alla Chiesa di San Benedetto con una numerosa partecipazione don Antonio Landi, biblista e insegnante alla Facoltà  Teologica di Napoli, ha commentato il Prologo di San Giovanni. Riportiamo il testo da lui proposto.

“E il Verbo si fece carne…  perché noi divenissimo figli di Dio”  Lectio su Gv 1,1-18  

Testo

1In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era, in principio, presso Dio: 3tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. 4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. 6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. 9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. 12A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15Giovanni gli dà testimonianza e proclama: “Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me”. 16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. 17Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 18Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Struttura del testo

a) vv. 1-2                                                                                                                 a1) v. 18

b) v. 3                                                                                               b1) v. 17

c) vv. 4-5                                                                   c1) v. 16

d) vv. 6-8                                          d1) v. 15

e) vv. 9-11                 e1) v. 14

f) vv. 12-13

 

Analisi del testo

vv. 1-2 – La preesistenza del Verbo di Dio

L’inizio del v. 1 richiama il testo di Gen 1,1: “In principio Dio creò”. L’inizio evocato da Gv non indica l’atto della creazione, bensì la preesistenza del Verbo, il Figlio di Dio sin dall’eternità. La storia divina (la relazione Padre-Figlio) precede la storia umana (la creazione del mondo e dell’uomo). Nel Figlio, anche l’umanità conosce un nuovo principio: la figliolanza tradita in Adamo è redenta in Cristo!

Il Verbo è il Logos, la Parola. Il racconto della creazione riportato in Gen 1,1-2,4a è scandito dalla formula: “E Dio disse”. La parola pronunciata da Dio dà forma e principio ad ogni realtà creata, compreso l’uomo. Gesù è la Parola definitiva pronunciata da Dio per stabilire l’alleanza piena con la creazione e l’umanità. Il termine parola corrisponde all’ebraico dabar, in cui il concetto di parola è collegato alla dimensione di evento: la parola pronunciata da Dio realizza ciò che annuncia. Il vocabolo greco Logos può essere compreso sotto due punti di vista: 1) la radice lego significa “unire”, “tenere insieme”; in effetti, la parola unisce due interlocutori, crea dialogo, scambio in vista di una comunione. 2) Inoltre, il termine logos può anche significare “senso”, “ragione ultima”: Cristo è il Logos divino, nel senso che in Lui si coglie il senso del progetto divino di salvezza.

Nella concezione biblica, la Parola non è solo creatrice ma anche rivelatrice (cf. l’aramaico Memrah). È Gesù che rivela all’uomo il desiderio di salvezza che Dio nutre nei confronti dei suoi figli. Se per gli ebrei la Torah (Legge) era la massima espressione della rivelazione divina, per i cristiani, è invece Cristo, Colui che da sempre vive rivolto verso il Padre ed è anch’Egli Dio.

vv. 3-5 – La mediazione creatrice del Verbo, vita e luce del mondo

Nella tradizione rabbinica, è la Torah presente all’atto della creazione iniziale; Giovanni, invece, riconduce la creazione alla mediazione di Cristo: tutto è stato concepito e realizzato per mezzo di Lui. E tutto per mezzo di Lui riceverà salvezza. I concetti di vita e di luce caratterizzano la descrizione di Gesù offerta nel vangelo giovanneo: è Gesù stesso a definirsi “via, verità e vita” e “la luce del mondo”. La vita indica l’essenza di ogni realtà vivente; la luce si contrappone alle tenebre che tendono a sopraffare la luce, ma non possono prevalere su di essa.

vv. 6-13 – Il Verbo di Dio entra nel mondo

Dal principio della creazione, si passa al principio della narrazione evangelica: la predicazione di Giovanni il Battista prepara il ministero pubblico di Gesù. Egli è stato scelto da Dio per rendere testimonianza alla Luce, cioè prendere pubblicamente posizione a favore di Gesù. La sua testimonianza è finalizzata alla fede di quanti accolgono il suo messaggio. Non è lui la luce, ma il suo compito è d’indicare la strada a chi cerca la luce vera. Nel vangelo di Gv, il mondo può indicare l’intera realtà cosmica, oppure l’umanità o il mondo che si oppone ostilmente alla rivelazione di Gesù. Gesù, il Verbo di Dio, è entrato nel mondo, ma proprio coloro che avrebbero dovuto riconoscerlo come il Figlio di Dio lo hanno rifiutato. Tuttavia, a quanti hanno accolto il suo messaggio di salvezza ha concesso il potere di diventare figli di Dio. I vv. 12-13 rappresentano il vertice delle rivelazione divina: il Padre ha donato il suo Figlio perché l’uomo, credendo in Lui, possa divenire suo figlio! La fede e la figliolanza divina sono due aspetti essenziali nel vangelo giovanneo: tutto ciò che è stato scritto ha come obiettivo di ottenere la fede di chi legge (o ascolta) il messaggio evangelico.

 

vv. 14-18 – Il Verbo e la tenda dell’alleanza

Il v. 14 esprime il punto più alto della cristologia giovannea: il Verbo di Dio si è fatto carne e ha posto la sua tenda in mezzo a noi. Il termine sarx (carne) denota l’uomo nella sua complessità, soprattutto nella sua condizione di fragilità e di debolezza. Gesù non è un super-eroe giunto da un altro pianeta, ma ha accettato di rivestirsi dell’umanità accettando la logica della crescita e della maturazione. L’immagine della tenda evoca il luogo del convegno dove Mosè entrava per conversare con Dio prima di approdare nella Terra promessa. Ora, è Gesù la tenda, il luogo dove Dio si fa vedere, si rivela all’uomo. Non si tratta di un percorso riservato a pochi eletti, perché in Gesù, Dio si è reso accessibile a tutti, rivelando la sua gloria. È la stessa comunità dei credenti ad attestare di aver potuto contemplare la gloria di Dio nel volto di Gesù. Anche Giovanni il Battista ha contemplato la gloria divina in Gesù e può confessare che dopo di lui giunge Colui è che, eternamente, è prima di lui. Non si tratta solo di un primato cronologico, bensì salvifico: solo in Gesù, l’uomo può ricevere la salvezza.

Se la Legge è stata concessa a Israele per mezzo di Mosè, la grazia e la verità sono legate alla venuta di Gesù nel mondo. La grazia richiama, in ebraico, la bontà misericordiosa divina, mentre la verità evoca la fedeltà, la stabilità di Dio e la saldezza del credente che confida in Lui.

Se il volto di Dio è rimasto ignoto, vale a dire incomprensibile agli uomini, ora è Gesù colui che introduce gli uomini alla conoscenza del Dio vero, il Dio che rinnova la sua alleanza con l’umanità sigillandola nel sangue dell’Agnello.

 

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