CCC 32, Il mondo, via che porta alla conoscenza di Dio

di - del 19 luglio 2017 © diritti riservati

CCC 32: Il mondo: partendo dal movimento e dal divenire, dalla contingenza, dall’ordine e dalla bellezza del mondo si può giungere a conoscere Dio come origine e fine della creazione.

S. Paolo, riguardo ai pagani afferma ”Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità” (Rm 1, 19-20).

E sant’Agostino scrive: ”Interroga la bellezza della terra, del mare, dell’aria rarefatta e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo…interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno: guardaci pure e osserva come siamo belle. La loro bellezza è come un loro inno di lode. Ora queste creature, così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è bello in modo immutabile”.

A volte potremmo essere indotti a pensare che Dio abbia cominciato a manifestarsi quando si rivelò ad Abramo e che, comunque, dopo essersi manifestato ad Abramo, si sia fatto conoscere soltanto ai figli del popolo d’Israele fino alla venuta di Gesù. Se questo è vero per quanto riguarda la sua esplicita rivelazione, non è invece del tutto vero perché, anche se sotto una specie di velo, Dio fin dalla creazione ha voluto parlare all’uomo attraverso la natura da lui stesso creata quasi per attrarre la sua attenzione e preparare il suo cuore alla sua manifestazione definitiva. L’Apostolo Paolo ha molto chiara quest’idea della Lettera ai Romani dove afferma chiaramente che Dio ha scelto il linguaggio della natura per rivelarsi anche a coloro che non erano figli del popolo eletto: egli riconosce nella perfezione della natura un indizio chiaro dell’esistenza di Dio, della sua potenza e anche della sua divinità. Il creato , con le sue manifestazioni di bellezza e di forza nonché di complessità, è uno strumento di cui Dio si è da sempre servito per generare nell’uomo il senso religioso. La stessa filosofia sorta nel mondo greco dalla riflessione sulla realtà della natura e dell’uomo può essere considerata una sorta di attività religiosa con la quale Dio ha preparato una larga fascia dell’umanità a essere meglio predisposta alla sua venuta. Ovviamente, il rischio paventato dallo stesso Paolo, fu quello di fraintendere l’identità di Dio: ma Dio alla fine volle correre questo rischio per non abbandonare così a lungo il resto dell’umanità nella completa oscurità e tenere in qualche modo viva l’attrazione verso di sé, nell’attesa della sua venuta.

S. Tommaso d’Aquino nella sua Somma teologica quasi canonizzò le cosiddette cinque vie naturali che portano al riconoscimento dell’esistenza di Dio in considerazione del fatto che le cose si muovono, cambiano, sono caduche e quindi in sé inconsistenti: ciò presuppone che esista un motore che le muova e un fine verso cui divengono e perché ciò che è caduco e contingente è precario e  non può costituire il fondamento dell’essere. che deve invece essere perfetto.

Ciò che è apparsa sempre naturale all’uomo è stata la percezione che tutto ciò che esiste non sia frutto del caso ma abbia un’origine e un fine. Alcuni ambienti della scienza moderna hanno cercato di instillare nella mente dell’uomo l’idea malsana che invece tutto sia frutto del caso, partendo dall’analisi empirica. Si tratta di un virus con cui il Maligno ha cercato di infettare lo sguardo puro e naturale dell’uomo sulla creazione e che ovviamente non si giustifica sulla base dell’analisi scientifica, pena sia l’assurdità di tutte le cose, il loro non-senso che finisce principalmente per investire l’essere umano. Questi si ritroverebbe a essere una sorta di essere senza senso e senza scopo in contraddizione con la sua continua naturale ricerca di senso e di scopo: in altre parole una scienza non avveduta costringe l’uomo a violentarsi, a stuprare se stesso e, alla fine , ad auto-contraddirsi. Tra l’altro questa scienza poco avveduta, priva l’uomo del senso dello stupore perché  istiga l’uomo a non considerare la bellezza del creato, trasformando la natura in uno strumento freddo da soggiogare al proprio piacere ed eventualmente se dovesse servire, anche da distruggere (cf. incendi di questi giorni). Nessuna analisi scientifica potrà escludere l’esistenza di un senso e un fine in tutte le cose e, di conseguenza, l’esistenza di qualcuno che ne sia rispettivamente  l’origine e la meta . Non si può considerare un sottoprodotto di una cultura ancestrale e ancora ignorante ciò che invece è istinto naturale dell’essere umano.

BUONA MEDITAZIONE

 

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