Metti una sera di Quaresima con Padre Beniamino Depalma

di - del 13 marzo 2018 © diritti riservati

Mons Beniamino DepalmaLa Quaresima si è arricchita degli esercizi spirituali per i laici, voluti dal parroco don Antonio Porpora e tenuti da Padre Beniamino Depalma.
Dal 5 all’8 marzo oltre a momenti di preghiera e disponibilità a colloqui e confessioni, il già Vescovo di Amalfi, ogni sera in Cattedrale ha offerto momenti di riflessione profonda dell’esperienza delle Fede che ciascuno dovrebbe vivere “come esperienza che deve toccare la vita“, perché “la Fede se non cambia la vita è una Fede non compresa e non vissuta“.

Oggi il più grave problema è la perdita di umanità – spiega padre Beniamino –  non ci sentiamo più appartenenti gli uni agli altri, non ci sentiamo più responsabili gli uni agli altri, siamo schiavi dell’egoismo. Gesù aveva la capacità di risvegliare i desideri, ma attenzione a non lasciarci mutare il desiderio dal consumismo. Quando manca il desiderio, manca il coraggio di cambiare non accada mai che non ci sia più nulla da dire. Senza la curiosità la vita è senza interesse. L’uomo nel suo DNA è un assetato per natura, perché le piccole seti non ci facciano dimenticare le grandi seti che ci abitano dentro. 
Dio ci invita a cercare, il nostro cuore cerca di tutto, quando non trova l’infinito il nostro cuore grida e diventa un grido di angoscia, di disperazione. Il Vangelo è la storia di uomini e di donne che hanno incontrato Gesù Cristo. Gesù vuole risvegliare il desiderio di Dio, di Infinito, di bellezza, perché la nostra esistenza non sia sciupata.

Sempre con forza – padre Beniamino ci  ricorda   che nessun uomo è fallimento noi siamo vita, dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia  alla debolezza, alla povertà; la nostra vita è salvata soltanto se ci doniamo allo Spirito di Dio, se accettiamo il grande messaggio che Dio ci ama. Se vogliamo ridare vita umana, non è più tempo di condanne e di giudizi. Dio non abita in un tempio di pietra, Dio abita nella tua vita, nel tuo cuore. Quando c’è l’amore c’è la verità, c’è vita, ma se non c’è l’amore si vive una vita fittizia e il chicco di grano non si spezza non produce frutto, ma se muore produce molto frutto. 

Spunti di riflessione che predispongono l’intimo ad una più profonda introspezione. Non ci serve credere nell’esistenza di Dio, a noi interessa credere di avere un Dio che si mette dalla nostra parte, che si cura di noi. Non abbiam bisogno di un Dio che esiste, ma di un Dio che si prenda cura di noi, cammini con noi. Se vogliamo che Dio ritorni nel nostro mondo dobbiamo usare uno stile umano, quello di Gesù, che sapeva intuire e in mezzo alla folla sapeva trovare i volti, compassionevole, fino a piangere. Gesù compiva gesti concreti capaci di toccare il cuore.
Se vogliamo parlare di Dio nel nostro mondo, il linguaggio è quello di  un linguaggio delle relazioni:Gesù era l’uomo delle relazioni.
Se vogliamo che Dio torni – ripete con le parole di Papa Raztinger – dobbiamo essere cristiani, uomini di relazioni, che avvertono la debolezza e la fragilità che da spunto alla relazione, che consente alla relazione nelle ferite di incontrarsi su di un piano umano. Solo se scopriamo le nostre ferite è possibile incontrarsi uno accanto all’altro e per l’altro. Se vogliamo essere uomini abbiamo un’unica possibilità, seguire Gesù Cristo.

Il Vangelo è una storia di umanizzazione – ci ricorda Depalma – dove arriva Gesù Cristo si diventa più uomini. Incontrare Cristo ci umanizza, ci rende più uomini, a Gesù non interessa la ricchezza perché divide gli uomini, li oppone uno agli altri, a Gesù interessa l’umanità. A Dio interessa l’inclusione, l’esclusione appartiene agli uomini. Anche il diverso fa paura e l’unica soluzione è toglierselo dinanzi. Nel libro della genesi, la torre di Babele, rappresenta un solo linguaggio, l’omologazione, Dio non vuole l’omologazione ma la diversità. Dio vuole la diversità che è ricchezza non l’omologazione che uccide la diversità. Guai a chi tenta di fuggire il proprio problema, piuttosto occorre accettarlo senza cadere nella logica delle lamentele dell’autoflagellazioni o del vittimismo, ben più gravi malattie umane che non ci aiutano a vivere la vita.

Non lasciatevi rubare la gioia del Vangelo l’ardore missionario, la fraternità – esorta Padre Beniamino –  Il compito di una comunità non è solo un compito di servizi religiosi, il compito di una comunità cristiana è di vivere la fraternità, fare fraternità la stessa missione per cui Gesù è venuto. Dalla Genesi all’Apocalisse è lo sforzo di Dio di passare da una fraternità ferita ad una fraternità realizzata. Con la Pasqua del Signore la fraternità è possibile, poiché sulla Croce Gesù ha distrutto tutte le inimicizie. Fare fraternità è il compito di una comunità credente.

Ma come si vive la fraternità in una comunità cristiana, quale lo stile? – s’interroga padre Beniamino –  Nella Chiesa si vive da fratelli, diventare piccoli, imparare a diventare piccoli, sentirsi bisognosi gli uni per gli altri, rifiutare la logica dell’arroganza, della prepotenza, aver bisogno gli uni per gli altri, unico modo per incontrarsi e camminare insieme.
Nella Chiesa non può esserci indifferenza perché è negazione dell’Eucarestia. In una comunità in cui c’è individualismo c’è una grande ipocrisia ecclesiale, nessuno va emarginato, la Chiesa non può conoscere l’emarginazione perché la Chiesa è il grembo materno in cui si nasce si vive e in questo grembo ci si avvia all’Eterno.

Bisogna vivere imparando a giudicare davanti alla Parola,  – afferma Depalma – ma se proprio dobbiamo giudicare, dobbiamo giudicare soltanto per salvare e non condannare. Nella Chiesa c’è la logica del perdono. Il perdono fa bene a chi ha sbagliano ed a chi è stato offeso. Chi non è capace di perdonare vive in una galera, vive senza ossigeno, se non sappiamo perdonare stiamo male, il perdono invece ci fa vivere e stare bene.
Se vuoi stare bene devi liberarti dall’astio e dell’odio, vivere secondo l’arte della tunica. Dio fece una tunica e rivestì Adamo ed Eva perché pur peccando non volle che si vergognassero, perché Dio non ammette la vergogna, non vuole la vergogna ma la misericordia, la tunica per i suoi figli. La Chiesa è il luogo della festa e del perdono

Nelle sue riflessioni profonde, Padre Beniamino pone il medesimo interrogativo che fu di Papa Ratzinger. Può Dio far ritorno nel nostro mondo?
Dio può tornare solamente attraverso uomini e donne che nella loro umanità ci fanno vedere il Suo volto. Dobbiamo far vedere la bellezza della Chiesa attraverso la comunione e la fraternità. La bellezza passa attraverso la logica della fraternità scambievole.
Ed infine ci parla del nuovo a cui l’Umanità dovrebbe guardare con interesse: l’Amore di Dio. La Pasqua non è una data del calendario, i giorni passano, le cose vecchie sono passate le cose nuove è la Pasqua, la logica di Dio, il pensiero di Dio, l’uomo è Amore. Il triduo Pasquale è come si vive la vita umana, servendo ed amando fino alla fine.

Insomma  gli esercizi spirituali per i laici hanno rappresentato un’esperienza profonda che apre l’io ad una dimensione più intima, che scruta nel profondo della relazione dell’uomo con il contesto in cui vive, alla ricerca di una dimensione umana e fraterna, amorevole, di comprensione reciproca, misericordiosa e di perdono. “Farsi piccoli per servire la Chiesa e non servirsi della Chiesa.” Parole che ispirano e sono ispirate da un credo in cui la centralità dell’uomo e della sua umanità resta la strada maestra lungo cui incamminarsi e costruire un messaggio di speranza, di Chiesa,  quel farsi uomini nuovi che la Pasqua evoca.

Se desideri ascoltare l’audio dei quattro incontri clicca qui

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