Festa di S. Benedetto ad Amalfi

di - del 10 luglio 2017 © diritti riservati

Domani la Chiesa celebra la festa di S. Benedetto abate. In realtà l’antica data della sua festa è quella del 21 marzo, giorno in cui ricorda il suo Transito al cielo. Poiché pero questa giornata ricorre sempre nel periodo quaresimale, per poter celebrare sempre la festa liturgica di un santo così importante per la storia della Chiesa e della civiltà europea, si è scelto di fissarne la festa l’11 luglio, giorno in cui si ricorda la traslazione delle sue reliquie.

Ad Amalfi esiste una Chiesa intitolata al suo nome che ricorda l’esistenza dell’antico monastero femminile di regola benedettina nel palazzo adiacente che oggi è sede del Comune. E’ certamente la Chiesa più frequentata della città anche perché è l’unica a cui si può accedere senza dover salire le scale e grazie anche alla sua centralissima posizione. Dal 1955 si venera anche la Madonna del Rosario di Pompei. Bisogna riconoscere che purtroppo S. Benedetto è una presenza trascurata, quasi oscurato da quella indubbiamente superiore della Madonna. E’ necessario dunque ridare importanza al suo culto e rilanciarne la venerazione. Domani, martedì 11, alle ore 19,30, sarà celebrata una Celebrazione Eucaristica nella Chiesa di S. Benedetto.

S. Benedetto non è certamente considerato un taumaturgo dal popolo cristiano e forse questa è la causa della sua scarsa popolarità. Il Popolo di Dio corre troppo appresso ai miracoli, alle esperienze visionarie e apprezza poco i santi che nulla o poco promettono alla salute materiale. Eppure S. Benedetto operò un grande miracolo di cui ci sarebbe ampiamente bisogno nei nostri tempi. Egli può essere considerato il fondatore della civiltà europea costruita sulle rovine della civiltà greco-romana. L’opera da lui svolta nel promuovere la vita monastica non intendeva creare oasi isolate dal resto del mondo ma vedeva nei Monasteri quasi il prototipo di una nuovo modo di vivere sociale che potesse ispirare gli eredi dell’Impero Romano da poco caduto. I figli di S. Benedetto diffusero in tutta Europa una esperienza di fede che intendeva creare civiltà e cultura: proprio ciò di cui si sente il bisogno oggi nel mentre assistiamo alla crisi dei nostri modelli culturali e sociali e avvertiamo la mancanza di personalità capaci di illuminare l’umanità, e soprattutto i popoli dell’Europa, a esplorare sentieri nuovi.

«Dovremmo domandarci a quali eccessi si sarebbe spinta la gente del Medioevo, se non si fosse levata questa voce grande e dolce». A dirlo nel XX secolo è lo storico Jaques Le Goff. San Benedetto da Norcia, il patriarca del monachesimo occidentale, dopo un periodo di solitudine presso Subiaco, passò alla forma cenobitica prima a Subiaco e poi a Montecassino.
La sua Regola, che riassume la tradizione monastica orientale adattandola con saggezza e discrezione al mondo latino, apre una via nuova alla civiltà europea dopo il declino di quella romana. Nella sua “scuola” hanno un ruolo determinante la lettura meditata della parola di Dio e la lode liturgica, alternata con i ritmi del lavoro in un clima intenso di carità fraterna e di servizio reciproco.
Nel solco di San Benedetto sorsero nel continente europeo centri di preghiera, di cultura, di promozione umana, di ospitalità per i poveri e i pellegrini. Due secoli dopo la sua morte, saranno più di mille i monasteri guidati dalla sua Regola. Paolo VI lo proclamò patrono d’Europa il 24 ottobre 1964. Morì a Montecassino (Frosinone) il 21 marzo tra il 543 e il 560 ma la Chiesa lo ricorda solennemente l’11 luglio.

 

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