Dialogo e annuncio missione evangelizzatrice della Chiesa

di - del 14 Febbraio 2016 © diritti riservati

Islam-e-cristianiIl dialogo interreligioso Islamo-Cristiano

approfondimenti dell’Ufficio CEI per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso

Si legge nella costituzione pastorale del Concilio Vaticano II Gaudium et Spes: «Cristo, infatti, è morto per tutti (Rm 8,32) e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale» (n. 22). È la visione cristiana dello “statuto” delle religioni.
D’altra parte, il contesto del pluralismo religioso, ponendo interrogativi alla pretesa di universalità del cristianesimo, suggerisce sempre più l’urgenza di una nuova intelligenza dell’identità cristiana

Fondamento teologico del dialogo interreligioso
Nel documento Dialogo e Annuncio. Riflessioni e orientamenti concernenti il dialogo interreligioso e l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo (1991), il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli offrono dei punti di riferimento per aiutare i cristiani ad avere un maggiore rispetto nei confronti dei credenti di altre religioni, pur rimanendo fedeli all’esigenza di annunciare il Vangelo.
Il dialogo interreligioso non esclude l’azione evangelizzatrice della Chiesa né la sostituisce. Il Vaticano II propone una valutazione teologicamente positiva delle religioni non cristiane. Questa si esprime oggi nel paradigma cristocentrico inclusivista, condiviso dalla maggior parte dei teologi cattolici.

Questo paradigma propone di considerare i valori e le esperienze spirituali positive vissute nelle religioni come l’effetto dell’azione della grazia di Cristo attraverso l’opera dello Spirito Santo verso tutti gli uomini.
La dichiarazione del Concilio sulle religioni non cristiane Nostra aetate parla della presenza, in queste tradizioni, di “un raggio di quella verità che illumina tutti” (NA 2). Il decreto Ad gentes riconosce la presenza in esse di “semi del Verbo” e mette in risalto i doni che “un Dio generoso ha distribuito presso tutte le nazioni” (AG 11). Inoltre, la costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium fa riferimento al bene che “è seminato” non solo “nelle menti e nei cuori”, ma anche “nei riti e costumi dei popoli” (LG 17).
Tuttavia non possono essere ignorate le difficoltà di identificare gli elementi della grazia che sostiene la risposta degli uomini a Dio nelle religioni. Un approccio simpatetico verso le altre religioni non significa chiudere gli occhi sulle contraddizioni che possono esistere al loro interno, e – soprattutto – tra loro e la rivelazione cristiana.

Le forme del dialogo
Esistono differenti forme di dialogo interreligioso. Dialogo e Annuncio presenta quattro forme di dialogo interreligioso, senza peraltro voler porre una gerarchia tra di esse

a. il dialogo della vita, dove le persone si sforzano di vivere in un spirito di apertura e di buon vicinato, condividendo le loro gioie e i loro dolori, i loro problemi e le loro preoccupazioni umane, offrendosi reciprocamente testimonianza della propria fede nel quotidiano;

b. il dialogo delle opere, che si sviluppa attraverso modalità diverse di collaborazione in vista dello sviluppo integrale e della liberazione totale dell’uomo;

canale di Suezc. il dialogo teologico, dove specialisti cercano di approfondire la comprensione dei rispettivi patrimoni religiosi e di apprezzare i valori spirituali gli uni degli altri (riguardo in particolare a questa forma di dialogo, si deve tener ben presente che la finalità del dialogo interreligioso non è quella di giungere all’unità tra le religioni né quella di concludere che esse sono, in fondo, tutte uguali);

d. il dialogo dell’esperienza religiosa, dove persone radicate nelle proprie tradizioni religiose condividono le loro ricchezze spirituali, per esempio rispetto alla preghiera e alla contemplazione, alla fede e alle vie della ricerca di Dio o dell’Assoluto.
Le quattro forme di dialogo sono legate le une alle altre, e riguardano la promozione umana e la cultura: la scelta dell’una o dell’altra dipendono dalle situazioni concrete in cui le comunità cristiane e i singoli cristiani si trovano a vivere e alle opportunità che offrono.

Dialogo interreligioso e annuncio del Vangelo.
Il documento Dialogo e Annuncio ribadisce che il dialogo per essere autentico esige apertura alla verità:

49. La pienezza della verità ricevuta in Gesù Cristo non dà ai singoli cristiani la garanzia di aver raggiunto pienamente tale verità. Ad un’analisi approfondita emerge che la verità non è una cosa che noi possediamo, ma una Persona dalla quale dobbiamo accettare di essere posseduti. Si tratta di un processo senza fine. I cristiani, sforzandosi di mantenere intatta la propria identità, devono essere pronti a imparare e a ricevere dagli altri credenti (e attraverso di loro) i valori positivi delle loro tradizioni. Tramite il dialogo, devono sentirsi spinti ad estirpare pregiudizi radicati, a rivedere idee preconcette e talvolta anche a permettere che venga purificata la comprensione della loro stessa fede.

In questa prospettiva, il dialogo fa dunque parte della missione evangelizzatrice della Chiesa. Il dialogo e l’annuncio sono entrambi legittimi e necessari. La scelta di una forma o dell’altra di compiere la missione della Chiesa dipende piuttosto dalle circostanze particolari. È una scelta che implica sempre una certa sensibilità alle dimensioni sociali, culturali, religiose e politiche della situazione. Ma la chiave in cui è possibile vivere questo rapporto dinamico e sempre in evoluzione tra dialogo e annuncio è quella della testimonianza.
In questa prospettiva è possibile superare ogni falsa contrapposizione tra due dimensioni che fanno parte della vita cristiana. Il dialogo infatti non è una scelta di ripiego né una tattica, né si può dire che l’annuncio sia una forma più “aggressiva” o coraggiosa di rapporto con chi non condivide la nostra fede.

Il delicato equilibrio tra queste due dimensioni trova nella categoria della testimonianza la sua realizzazione e la sua chiarificazione spirituale: ogni dialogo vero infatti è l’incontro tra due testimonianze e ogni annuncio del Vangelo deve essere testimonianza della sua verità e della sua forza salvifica nella nostra vita. Ogni testimonianza così fatta richiede comunque che si dialoghi con l’altro, con la sua situazione esistenziale, con i suoi bisogni, con le sue convinzioni, con la sua cultura.

Le esigenze del dialogo richiedono però che si esca da una valutazione teologica delle religioni di carattere troppo generale per sviluppare valutazioni teologiche di ogni tradizione religiosa specifica e delle esperienze spirituali che ne derivano. In particolare, si richiede un discernimento cristiano sull’islam.

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